Notte Paranormale Castello di Rivalta

Ultimo evento 2014 per il team IdP di Melegnano che concluderanno il loro anno di ricerca al castello di Rivalta per la seconda edizione di ” Notte Paranormale”.

Nuovi file interessanti da divulgare a quanti parteciperanno alla notturna che il castello in collaborazione con IdP hanno organizzato all’ interno delle stupende sale del maniero.

Tutte le info le trovate alla voce ” Eventi 2014 “.

Notte Paranormale Vigoleno

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Bellissima serata all’ insegna della ricerca tecnica, scientifica all’ interno del castello di Vigoleno.

 

Vernasca ore 21, un evento in notturna per gli IdP di Melegnano che hanno intrattenuto il pubblico accorso numeroso alla manifestazione.

Il programma prevedeva la proiezione dell’ ultimo documentario del gruppo girato a Messina e che trattava i miti e le leggende di Capo Peloro e successivamente l’apertura del mastio a chi per una notte ha deciso di conoscere la storia e i lavori del team che precedentemente aveva studiato gli ambienti del maniero.

Nutrito il pubblico che ha interagito con i ragazzi di IdP seguendo attentamente le spiegazioni tecniche e le analisi ambientali svolte nel mese di Luglio all’interno della torre.

Fino alle ore 2.30 del mattino il Borgo ha dato spazio ad una manifestazione sicuramente insolita ma sicuramente interessante che ha sfatato fantasmi e affini puntando sulle anomalie ambientali e sui fenomeni paranormali intesi come eventi non scientificamente provati.

 

Seguono gli scatti della serata

Castello di Rivalta – Notturna

Interessante analisi e studio all’ interno del castello di Rivalta.

Dopo l’evento del 2 novembre verranno pubblicati i risultati della notturna avvenuta sabato 20 settembre dallo staff di IdP e dai vari dipartimenti di ricerca.

Di seguito gli scatti del fotografo Simone Tugnoli.

Un “LIKE” per la ricerca

Like

Un “LIKE” per la ricerca è il nostro compenso per 3 anni e 7 mesi di lavoro incessante.

Abbiamo girato più di 50 location sparse per tutto il nord Italia, con una mole di lavoro pari a 67 interventi di studio al motto di : RICERCA, STUDIO, INFORMAZIONE, PASSIONE.

Il vostro “mi piace” è il carburante al nostro motore che ci da la passione, la voglia e la costanza di operare con professionalità all’ interno di quei luoghi che sembrano essere testimoni di eventi inspiegabili.

Il gruppo nasce e si sviluppa negli anni come contrasto al fenomeno “gost hunting” che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni e che ha portato alla formazione di “pseudo ” gruppi scientifici che di scienza spiegano ben poco.

L’ausilio della strumentazione ( tecnica, per la misurazione e non per la caccia al fantasma ) che troppo spesso viene utilizzata senza la fornitura di dati appunto tecnici e le dovute perizie e comparazioni hanno fatto si che chiunque, anche l’ ortolano ( con tutto il rispetto per chi svolge tale lavoro ) diventasse un perito elettronico o un ingegnere informatico.

L’esigenza che si pone IdP è quella di avere nell’organico almeno il 50% di tecnici che abbiano una competenza tale alla lettura, lo studio e le analisi del materiale con un approccio che superi i canoni dei cacciatori di fantasmi e che a fine lavoro possano redigere una perizia scientifica che non si limiti alla semplice : ” c’e’ una formazione = fantasma “.

Lo studio è ben altra cosa, lo studio è STUDIO.

In contrapposizione alle metodologie standard che oggigiorno vedono migliaia di aspiranti acchiappa fantasmi parlare, vedere, sentire le presenze, il gruppo IdP cerca sempre di spiegare il fenomeno ( li dove la conoscenza riesce a spiegare ) bypassando la semplice conclusione : ” c’e’ un fantasma”.

A dimostrazione di un lavoro scientifico che non ha nulla a che vedere con metodologie opinabili sperimentate al fine di ricerca scientifica ( come gli evp, domande poste a mister X ) cerchiamo di darvi un informazione scientifica chiara, dettagliata con dati alla mano.

Il paranormale non deve essere inteso come rumore=fantasma=entità=ghost hunting ma come fenomeno sicuramente non riproducibile ma che scientificamente e tecnicamente non trova risposta nel campo dello studio associato e della conoscenza attuale.

Un “LIKE” per la ricerca è un supporto a continuare a far bene, con criterio e con professionalità.

Non riceviamo sovvenzioni, non chiediamo il 5×1000 ne tanto meno veniamo pagati nelle nostre prestazioni. Tutto è gratuito ( nota spese esclusa ) e il nostro lavoro viene svolto per smascherare o confermare presunti fenomeni apparentemente inspiegabili.

Un mi piace per una ricerca priva di artefatti, una ricerca che mostra nel dettaglio tecnicismi ed analisi che hanno il fine di far conoscere una metodologia che nulla a che vedere con la caccia ai fantasmi ma che spiega li dove c’è un presunto fenomeno paranormale con il massimo della serietà e della professionalità.

Un “LIKE ” per la ricerca per non credere a tutto quello che vi dicono.

INDAGATORI DEL PARANORMALE

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A “LIKE” for research is our reward for 3 years and 7 months of painstaking work.

We shot more than 50 locations throughout the whole of northern Italy, with a workload of 67 intervention studies with the motto: RESEARCH, STUDIES, INFORMATION, PASSION.

Your “like” our engine is the fuel that gives us the passion, the desire and perseverance to operate with professionalism all ‘inside of those places that seem to be witnesses of unexplained events.

The group was created and developed over the years as opposed to the phenomenon of “gost hunting” that has seen exponential growth in recent years and which led to the formation of “pseudo” scientific groups that science explains very little.

The reference to instruments (technical, measurement and not for the ghost hunt) that is too often used without the provision of data and the necessary technical note reports and comparisons have meant that anyone, even the ‘gardener (with all respect for those who carry out such work) became an electronics engineer or a computer engineer.

The need arises IdP is to have at least 50% on the staff of technicians who have an expertise in this reading, study and analysis of the material with an approach that goes beyond the canons of ghost hunters and at the end of work can prepare a scientific report that is not limited to simple: “there ‘training = ghost.”

The study is quite another thing, the study STUDY.

In contrast to standard methods which nowadays see thousands of aspiring ghost hunters talking, seeing, hearing attendance, the group IdP always tries to explain the phenomenon (there where knowledge fails to explain) bypassing the simple conclusion: “there is’ a ghost. ”

A demonstration of a scientific work that has nothing to do with questionable methods tested for the purpose of scientific research (such as evp, questions posed to Mr. X) let us give you a clear scientific information, with detailed data in hand.

The paranormal should not be construed as noise = entity = ghost = ghost hunting but certainly not as a phenomenon scientifically and technically playable but that is not answered in the field of the study and associate of current knowledge.

A “LIKE” to support the research is to continue to do well, wisely and with professionalism.

We do not receive grants, do not ask 5×1000 much less get paid in our performance. Everything is free (excluding expense) and our work is carried out to confirm or expose alleged seemingly inexplicable phenomena.

A I like to search for a free of artifacts, a research that shows in detail the technicalities and analysis that have the aim to introduce a methodology which has nothing to do with ghost hunting but explaining them where there is an alleged paranormal phenomenon with the utmost seriousness and professionalism.

A “LIKE” to search for not believe everything they tell you.

THE PARANORMAL INVESTIGATORS

Castello di Vigoleno

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Nell’ultima notturna di studio prima delle vacanze estive il castello di Vigoleno ci ha visti protagonisti nelle nostre misurazioni per confermare o smascherare presunti fenomeni paranormali. Sabato 12 Luglio il team si è recato a Vernasca in provincia di Piacenza per ultimare i lavori e gli studi presso il bellissimo borgo medievale di Vigoleno. Il castello non racconta storie di fantasmi e presenze ma avendo la possibilità di poter trascorrere la notte per i nostri studi abbiamo voluto comunque lavorare all’ interno dello stesso.  

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Il castello di Vigoleno è un imponente complesso fortificato della provincia di Piacenza sul confine con quella di Parma, nel comune di Vernasca. Posto sul crinale tra la valle dell’Ongina e quella dello Stirone su un rilievo di non elevata altezza domina le colline circostanti. Pervenutoci fortunatamente intatto in tutte le sue parti è un esempio di borgo fortificato medievale di particolare bellezza.

 

La sua fondazione risale al X secolo ma la prima data documentata è il 1141 quando era avamposto, sulla strada per Parma, del Comune di Piacenza. Il possesso passò per molte mani, principalmente fu della famiglia Scotti, vide i Pallavicino, Piccinino, Farnese, e venne più volte distrutto e ricostruito.

 

Nel 1922 la principessa Ruspoli Gramont lo fece restaurare e ne fece sede di incontri mondani, passarono tra le sue mura Gabriele D’Annunzio, l’attore Douglas Fairbanks, Max Ernst, Alexandre lacovleff, Jean Cocteau, la diva del cinema Mary Pickford, la scrittriceElsa Maxwell, il pianista Arthur Rubinstein. Nei primi anni’80 fu teatro di parte delle riprese del film Lady Hawke di Richard Donner con Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer.

 

Il borgo è completamente circondato dalla cinta muraria merlata che è interamente percorribile sull’antico cammino di ronda. Ha un unico accesso attraverso un rivellino, dalla particolare forma tondeggiante, che proteggeva il vero portale d’ingresso. Il cuore del borgo è la piazza, con fontana centrale, su cui si affacciano: il mastio, la parte residenziale del castello, l’oratorio e la cisterna. Il paese prosegue con un piccolo gruppo di case strette intorno alla pieve di San Giorgio. Sul lato est, tra le abitazioni e le mura si trova un giardino.

 

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I risultati ( qualora ce ne fossero ) verranno illustrati durante l’evento del 4 Ottobre dove per l’ intera notte il castello resterà aperto al pubblico in un tour insolito tra storia e scienza.

Coming soon…

Castello di Roccabianca

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  • Il Castello di Roccabianca fu costruito attorno alla metà del ‘400 per l’amata Bianca Pellegrini dal Magnifico PierMaria Rossi

    Recenti restauri hanno messo in evidenza pregevoli decori a fresco, stemmi araldici nel porticato antistante la famosa Camera di Griselda con la ricostruzione moderna del ciclo pittorico ispirato alla centesima novella del Boccaccio

    Il Castello ospita il Museo della Distilleria.

 

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  • Realizzato da Pier Maria Rossi per l”amata Bianca Pellegrini alla metà del XV secolo, passò subito dopo ai Pallavicino e, più tardi, ai RangoniNel 1831 il Castello di Roccabianca viene avocato da Maria Luigia alla Camera Ducale. Sovrastano la struttura del Castello, possente e quadrata, il mastio due torri angolariGli interventi di restauro condotti nelle sale dei Feudi, dei Paesaggi, dei Quattro Elementi e nella sala Rangoni, hanno messo in evidenza un notevole apparato di decorazioni.IMG_8335

 

Durante la notte del 24 Giugno 2014 il gruppo IdP ha effettuato un indagine di bonifica ambientale all’interno della struttura ospitante.

Il team composto da : Angelo Adam Cannella, Giuseppe Acunzo, Simone Tugnoli, Francesca Bragalanti, Morena Volpi, Fabio Beltrami e Carla Pellegrini hanno scandagliato per intero il maniero alla ricerca di anomalie ambientali riconducibili alla sfera “paranormale”.

Interessanti registrazioni avvenute alle prime luci dell’alba sono in fase di studio da parte del dipartimento Techne con riferimento all’ Ing. Giuseppe Acunzo che sta ancora oggi analizzando i file di riferimento che sembrano avere delle anomalie di notevole rilevanza.

 

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Giusepe Acunzo – Ing. del suono ( presso UM di Roma ) 

 

Infatti, tra le 5.00 e le 7.00 nelle registrazioni ambientali all’ interno di una delle stanze del castello sono presenti dei rumori molto singolari.

L’ala interessata alle registrazioni sita a piano terra sotto i saloni ha riservato del materiale che riprenderebbe dei suoni,rumori e voci ( da confermare ) che presto verranno pubblicate con relativa analisi scientifica.

 

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Interessanti restano anche gli scorci di panorama e le stupende sale del castello di Roccabianca che nulla hanno a che vedere con il nostro settore di ricerca ma che racchiudono storia e costumi di un territorio come L’Emilia Romagna, ricco di fascino e mistero.

 

Reportage Fotografico IdP

 

Coming soon… 

Film Documentario Castello di Rivalta

Dopo la “prima” del film/documentario al Castello di Rivalta siamo lieti di pubblicare il nostro lavoro svolto all’ interno della struttura.

Il Castello di Rivalta si trova in provincia di Piacenza ed è un gioiello prezioso della Val Trebbia, una tra le più belle aree paesaggistiche dell’Emilia Romagna. Attualmente proprietà della famiglia dei Conti Zanardi Landi(che risiedono ancora oggi dentro  il castello), è tra i più importanti e interessanti dell’Emilia occidentale. Ai suoi piedi è l’antico Borgo murato di Rivalta, splendidamente conservato.

IL CASTELLO – SALE E AMBIENTI

Il Castello di Rivalta è ricco di testimonianze storiche che è possibile ammirare nelle sale adibite ad area museale con armi antiche e moderne, bandiere, dipinti e oggetti rari.

La visita è guidata (in quanto il castello è privato) comprende: facciata, cortile, salone d’onore, sala da pranzo, cucina, cantina, prigioni, camera verde, camera rossa,area museale (composta da sala armi dedicata alla battaglia di Lepanto, sala delle esplorazioni ed arte sacra ed infine museo delle divise) , galleria con fuga dei salotti e sala del biliardo
L’ampio salone d’onore quattrocentesco con soffitto a cassettoni dipinti, detto anche Sala da Ballo o Salone di Giustizia, era il luogo dove si svolgeva la vita pubblica, si discutevano questioni giuridiche, si esercitava il potere sul contado.

Un camino monumentale in arenaria impreziosisce l’ambiente, lungo 25 metri e dominato dallo stemma della famiglia Landi. La sala da pranzo è in stile Luigi XVI; fu decorata in epoca tardo-neoclassica ed è tuttora utilizzata. Sono presenti alcuni dipinti, diversi utensili appartenuti a epoche passate, piatti inglesi e altri oggetti rari.
La Camera Verde, per gli ospiti illustri, è dotata di un letto in legno intagliato e di comodini risalenti al ’600. Il pregevole quadro con la Madonna, il Bambino e San Giovannino è stato dipinto, verso la fine del ’500, dal pittore parmigiano Girolamo Bedoli Mazzola, cugino del più famoso Parmigianino.

La Camera Rossa o del Falcone è caratterizzata da una volta a crociera e arredata da un letto a baldacchino in damasco rosso. Un dipinto di Francesco Monti, detto il Brescianino, arricchisce la Camera. Il pittore vi raffigurò lo Sbarco di Onorio Scotti a Cipro, episodio di poco antecedente alla battaglia di Lepanto (1571), nella quale gli Scotti da Sarmato, estinti nel 1800 nella famiglia Zanardi Landi, affiancarono le vittoriose navi veneziane armando tre galere. La Camera da letto Blu, per il colore delle tappezzerie, fa parte degli appartamenti privati.

Al pianterreno v’è la settecentesca Sala del Biliardo. Sul soffitto si distende un ovale entro cui sono rappresentati Cerere, dea dell’agricoltura e della fertilità e Bacco, dio dell’ebbrezza. Sopraporta e soffitto sono opera del vogherese Paolo Borroni, ricordato tra l’altro come vincitore del concorso di pittura internazionale bandito dall’Accademia di Parma nel 1771, al quale prese parte anche Goya, che però ottenne solo il secondo premio.
La piccola Cappella di famiglia è decorata con fregi barocchi e caratterizzata dal presepe napoletano. La cosiddetta Sala delle Testine o Biblioteca è rivestita di antiche incisioni, raffiguranti i maggiori pittori italiani ed europei.

Tra gli altri ambienti di particolare interesse, la Galleria, il Salotto Rosso al pianoterra, la Sala della Musica.
Si scende poi negli spazi sotterranei, giungendo alla cantina con il grande torchio da vino di epoca seicentesca e il suo peso in granito. L’ambiente è lungo oltre 30 metri e servì fino al ’400 come scuderia. Il luogo è utilizzato per l’invecchiamento del Gutturnio della Riserva del Conte, che avviene entro botti francesi in rovere. Nelle vicinanze si trovano le Prigioni, cinque anguste celle di rigore, che in casi d’assedio venivano utilizzate per conservare le vettovaglie.

LA TORRE

Alla torre con il torresino si accede grazie a una scala a chiocciola. La prima domina l’intero complesso del castello, la pianura circostante e il greto del fiume. Salendo la scala a chiocciola si incontra una piccola sala con al centro un pozzo: è il “Pozzo del taglio”, così chiamato perché ha sul fondo una serie di lame per la tortura del malcapitato che ivi veniva gettato.

Ma questo, profondo circa 60 metri, veniva utilizzato anche per issare con le carrucole le munizioni per i cannoni e tutto quanto servisse alla difesa del castello in caso di assedio. La torre fu dipinta da Giovanni Paolo Panini in un quadro oggi esposto al Museo Statale di Kassel in Germania.


L’area museale: la sala armi dedicata alla battaglia di Lepanto, il museo delle divise e quello delle esplorazioni ed arte sacra

Lo scalone del ’700 a cui si accede dal cortile del castello porta al piano superiore, dove sono presenti alcuni ambienti adibiti a museo. Nella grande Sala delle Armi sono conservati elmi, armi antiche e moderne e tre bandiere con gli stemmi degli Scotti di Sarmato, issate sui pennoni delle navi cristiane che parteciparono alla Battaglia di Lepanto (1571), in cui i cristiani sconfissero gloriosamente i turchi.
Sulle tre bandiere sono dipinti il leone, personificazione di Venezia, la Madonna con Bambino, protettrice in battaglia, e lo stemma di Casa Scotti affiancato dall’immagine di un pellicano che si lacera il petto con il becco per nutrire i propri piccoli, simbolo della carità eucaristica.

Qui si trovano anche parecchi oggetti esotici raccolti dall’esploratore Ermanno Stradelli, alla fine del secolo scorso in Amazzonia. Stradelli, nato a Borgotaro ma di origine piacentina, vissuto tra il 1852 e il 1925, trascorse ben 43 anni in Amazzonia.

La sala espone inoltre diverse armi, tra cui una raccolta di pugnali, mazze ferrate, piccole pistole da borsetta e un grosso fucile del ’500. Accanto a una mezza armatura che consentiva al cavaliere una certa libertà di movimento, trova posto un’armatura intera, risalente al XVI secolo, pesante circa 40 chili, dotata di particolari spuntoni utili al cavaliere a rialzarsi in caso di caduta.

Vi sono anche preziose monete d’oro e d’argento battute dalla zecca dello Stato Landi ai tempi di Federico Landi, principe di Bardi e Compiano, morto nel 1633.

Ultimo museo è quello del costume militare (contenente novanta divise dagli antichi stati preunitari alla seconda guerra mondiale)

L’ ARCHITETTURA

La planimetria è quadrangolare. Un’elegante torre cilindrica quattrocentesca sovrasta l’intero complesso portando sulla sommità un torresino: torretta di dimensioni minori. Alla seconda metà del ’400 risalgono alcuni degli interventi più profondi sulla sua struttura.
In questo periodo il conte Manfredo Landi riadatta la rocca preesistente in funzione militare, contestualmente allo sviluppo dell’artiglieria. Forse fu l’architetto Solari – noto per aver ristrutturato il Cremlino a Mosca – a occuparsi della ristrutturazione del castello, per renderlo adatto alle nuove esigenze militari una volta entrate in funzione le armi da fuoco.

Il castello viene trasformato anche in una fastosa residenza. L’edificio è ampliato con la costruzione di un palazzo articolato attorno a un elegantissimo cortile. Lo spazio è scandito dall’intervallo irregolare delle colonne del porticato e del loggiato, di cui è stato modificato un lato nel ’700 cambiando l’ordine delle finestre.

Il cortile presenta una decorazione particolarmente ricca che ne accresce la funzione rappresentativa. Vi si trovano fregi in cotto, capitelli, cornici e medaglioni entro i quali si inscrivono i ritratti degli esponenti di Casa Landi e gli stemmi delle famiglie imparentate.
Le ulteriori modifiche intraprese nel 1780 dal marchese Giuseppe Landi rivestono l’edificio dell’eleganza di una villa residenziale. La facciata, del ’700, è definita da elementi neoclassici, come il timpano triangolare, e dalla scritta Svevo sanguine læta (“Allietato dal sangue svevo”), a ricordo del legame stretto nel XIII tra la famiglia Landi e la potente casata imperiale di Svevia.  Allo stesso periodo risale lo scalone che conduce al piano superiore.

Oggi il castello di Rivalta è divenuto una sontuosa residenza che annovera tra gli ospiti i componenti della famiglia reale d’Inghilterra nelle loro visite in Italia. Attualmente si compone di circa cinquanta ambienti: una parte aperta al pubblico e una destinata ad abitazione privata.

LA STORIA

Il nome Rivalta ha la sua origine nell’antichissima Ripa Alta, nelle cui vicinanze si sarebbe combattuta, nel 218 a.C., la battaglia sul Trebbia fra le truppe cartaginesi di Annibale e le legioni romane. Dopo la caduta dell’Impero Romano, il territorio di Rivalta diviene forse arimannia longobarda e quindi caposaldo franco. Le prime notizie certe sull’esistenza del castello risalgono a un atto d’acquisto del 1025.
Nel 1048 l’Imperatore Enrico III ne dona una parte al monastero di San Savino di Piacenza, retto da monaci benedettini; trent’anni dopo anche il resto del complesso passa al monastero. Poi nel XII secolo Rivalta è sotto la giurisdizione della famiglia Malaspina.

All’inizio del Duecento il castello appartiene alla famiglia dei Ripalta. Nel corso del secolo, Stato Pontificio e Impero si contendono feudi e città. Nel 1255 Oberto Pallavicino, podestà di Piacenza e ghibellino, ordina la distruzione di Rivalta. In quest’epoca, signore del Borgo e del feudo è Obizzo Landi, che lo aveva acquistato dai Ripalta. Da quel momento ad oggi, il castello è sempre appartenuto – con brevi interruzioni – alla famiglia Landi, seppure di rami differenti.

Obizzo Landi è inizialmente in rapporti di amicizia con Galeazzo Visconti, ma nel 1322 la situazione muta radicalmente. Secondo una leggenda ripresa alla fine dell’Ottocento da Luigi Marzolini nel romanzo Bianchina Landi, ossia la cacciata di Galeazzo Visconti da Piacenza: Racconto storico del secolo 14, non furono ragioni politiche quelle che indussero Obizzo Landi a schierarsi contro Galeazzo Visconti.

Infatti quest’ultimo, innamoratosi di Bianchina, la bellissima moglie di Obizzo, aveva cercato di sedurla invitandola al suo palazzo, ma lei, donna saggia e fedele, rivelò ogni cosa al marito il quale non esitò a schierarsi contro l’amico traditore. Galeazzo allora, offeso e umiliato, riunito un possente esercito assedia le mura del Castello di Rivalta. Dopo undici estenuanti settimane, gli assediati sono costretti alla resa. Obizzo fugge verso Asti dove, messo da parte l’orgoglio ghibellino, si offre come condottiero delle truppe del cardinale Bertrando del Poggetto, che mira a conquistare Piacenza.

Nel 1322 entra trionfante in città, sopraffacendo e scacciando Galeazzo Visconti; viene così eletto rettore di Piacenza dal cardinale. Morirà poi nel 1328. Obizzo e Bianchina ebbero tre figli. Il più giovane morì in un’imboscata, perciò il castello passa alle due sorelle e ai rispettivi mariti Pietro Zanardi Landi e Galvano Landi. Questi si contesero a lungo l’eredità, finché non ne divenne proprietario Galvano III Landi. La rivalità tra i due dà origine alla leggenda del fantasma del castello, poiché la vicenda terminò con un assassinio.

Nel 1412 Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, conferma a Manfredo Landi l’investitura del feudo di Rivalta con il titolo di conte.
Nel 1515 Re Luigi XII di Francia, allora Duca di Milano, concede a Corrado Landi la facoltà di tenere, a vantaggio delle popolazioni locali, il mercato a Rivalta che accresce sensibilmente lo sviluppo del Borgo.

Nel 1682, con l’estinzione del ramo principesco dei Landi, questi devono cedere a Ranuccio II Farnese i feudi di Bardi e Compiano e poco dopo rinunciare anche ai diritti per il controllo sulle acque del Trebbia, ottenendo in cambio il meno redditizio marchesato di Gambaro nella Val Nure. Tra gli altri fatti bellici che interessano la località, si ricorda l’assedio del 1636 da parte di 6.000 spagnoli, agli ordini del generale Gil De Has. Rivalta viene saccheggiata anche dai soldati tedeschi del generale Berenklau nel 1746, e ancora nel 1799 dai francesi del generale napoleonico Mac Donald.

Nel 1808, con la morte del marchese Giuseppe Landi si estingue il ramo dei Landi conti di Rivalta e marchesi di Gambaro. Il castello passa ai Landi conti delle Caselle, marchesi di Chiavenna. Nel 1895 il Castello e il Borgo vengono acquistati dal conte Carlo Zanardi Landi di Veano, discendente di Pietro Zanardi Landi, uno dei contendenti nelle liti di divisione nel XIV secolo.

Ai conti Zanardi Landi, attuali proprietari del castello, si devono il restauro sistematico e la valorizzazione del complesso.