Indagini in “Delizia” aperte al pubblico

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Gambulaga, Ferrara, giugno 2016.

La Delizia del Verginese, già teatro di indagine notturna da parte dei tecnici del gruppo IdP Melegnano e successiva Notte Paranormale nella primavera di quest’anno, riapre le porte agli studi e alle ricerche degli Indagatori del Paranormale. E lo fa in grande stile.

Per ben due serate infatti (venerdì 24 e sabato 25 giugno) la bellissima Residenza Estense di Gambulaga ha offerto qualcosa di unico nel suo genere, un evento che ha fatto registrare il sold-out per la serata di venerdì ed una importante affluenza in quella del sabato.

Ai più intraprendenti, curiosi, coraggiosi o semplicemente appassionati di tematiche paranormali e della Delizia è stata data l’opportunità di partecipare attivamente ad un’intera notturna insieme ai ragazzi IDP, e successivamente fermarsi per tutta la notte, dormendo, con il proprio sacco a pelo, all’interno della Delizia del Verginese.

La serata ha avuto inizio con una cena a lume di candela nella chiesetta, in modo per poter conoscere meglio gli Indagatori del Paranormale di persona, la loro storia, capire le metodologie di indagine, ascoltare i loro racconti e discutere sulle presunte anomalie che in passato sono emerse dalle ricerche effettuate nella stessa struttura. Un’interessante introduzione, ed il passo quindi dalla teoria alla pratica – una vera e propria indagine notturna – è stato breve ed ha riservato sorprese e materiale da analizzare.

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Al fine di indagare nel migliore dei modi, i partecipanti – suddivisi in piccoli gruppi – hanno potuto seguire:

  • Il Presidente e fondatore Angelo Cannella ed il dott. Simone Tugnoli nelle metodologie di indagine video fotografica. Sono state mostrate tutte le fotografie anomale prodotte nei precedenti 5 anni di indagine e le relative analisi e perizie fotografiche. Ma soprattutto “live” i partecipanti hanno potuto vedere e toccare con mano le attrezzature professionali di ripresa, le tecniche adottate e come queste si cambino e si adattino continuamente alla struttura nell’arco della stessa indagine. Non solo: tutto il materiale prodotto è stato analizzato insieme ai partecipanti.
  • L’ingegnere del suono Giuseppe Acunzo durante la raccolta dell’audio durante il sopralluogo. E’ stato possibile vedere le tecniche di registrazione, la raccolta dei dati audio, e le prime fasi delle analisi delle anomalie manifestatesi durante l’indagine.
  • La sensitiva-medium Daniela Lorenzoni, che alla sua prima indagine notturna in Delizia, ha colpito i rappresentanti descrivendo le sue sensazioni: percorrendo gli interni e gli esterni della struttura, e narrando avvenimenti passati accaduti nei pressi della struttura, ha addirittura accolto consensi avendo conferme dai presenti su particolari di cui non poteva essere a conoscenza. Sono state effettuate poi sperimentazioni di scrittura automatica e sessioni congiunte audio-video-psichiche i cui esiti sono stati positivi.

Ma cosa è accaduto in Delizia durante queste notturne?

Diciamo subito che la Delizia si è confermata una struttura decisamente interessante per i nostri studi. Ma non solo la Delizia stessa, anche la vinaia è stata teatro di una foto che già dalle prime analisi effettuate col pubblico mostrava potenziale.

E dall’immagine stessa partiamo con la pre-analisi del collaboratore Antonio Maria Dettori (fotografo e perito fotografico di Cagliari che collabora con gli IDP) e l’analisi del dott. Simone Tugnoli.

Lo scatto è stato effettuato durante una sessione congiunta audio-video-psichica, durante la quale la medium esternava le sensazioni che il Brolo, o le sue antiche vicissitudini, riusciva a trasmettere. La macchina, un reflex professionale Canon 6D, assicurata su un treppiede, scattava in sequenza vari scatti.

 

 

Produciamo quindi lo scatto precedente la fotografia anomala, e lo scatto successivo ad essa.

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In essi si può vedere Daniela, a terra (molto sovraesposta causa torcia che usava per vedere quello che stava scrivendo), alla sua destra una partecipante dalla notturna, e alla sua sinistra Elena Grinetti, responsabile della Delizia del Verginese. Dietro, in piedi poi seduto, l’ingegner del suono Giuseppe Acunzo, e vicino alla colonna l’iPad utilizzato come registratore. Sono presenti altri partecipanti, ma focalizziamoci sulla colonna di sinistra. Nello scatto anomale sembra apparire una formazione, come un volto sbucare da dietro la colonna. Questo particolare non è attualmente spiegabile, e soprattutto non compare nelle immagini effettuate qualche attimo prima, o qualche attimo dopo.

Ecco cosa ha concluso Antonio Maria Dettori dopo aver visionato il materiale:

il volto comparso è notevole, mentre la signora ha fatto un micromovimento ripreso dai tempi lunghi della macchina in fase di scatto (si notano sdoppiamento di seno ed addome pancia della signora),per il volto non c’è spiegazione ed è perfettamente coerente con fattezze umane e biometricamente perfetto…resta da capire chi possa essere, se qualcuno riconducibile al luogo.”

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Simone Tugnoli ha avuto modo di effettuare analisi più approfondite sullo scatto in questione, e queste le sue conclusioni.

Appena visionata l’immagine la sera stessa in Delizia ho capito subito che poteva trattarsi di uno scatto con un’autentica anomalia. In ogni caso ho provato ad escludere tutte le cause più probabili in questi casi di esposizioni medio-lunghe. Non può essere assolutamente la signora che appare davanti alla colonna, poiché sebbene si sia mossa durante l’esposizione, e quindi il suo corpo abbia lasciato un segno nel fotogramma, esso è tranquillamente visibile (DeliziaVignaia01.jpg) e la cui sagoma non ha nulla a che vedere con il volto anomalo apparso. Ad ulteriore prova di questa tesi produco un’ulteriore elaborazione, nella quale ho evidenziato in giallo e rosso i punti maggiormente esposti alla luce (DeliziaVignaia02.jpg). Come si può facilmente vedere anche il bordo, smussato e lucido, della colonna ha riflesso una notevole quantità di luce, quasi quanto il viso della signora e la struttura della finestra sullo sfondo. La signora non può quindi aver causato l’anomalia poiché la parte alta della colonna è esposta esattamente quanto la parte bassa della stessa (aree evidenziate in blu) e addirittura si avverte un particolare rosso, quindi esposto, anche nell’anomalia. E’ sicuramente uno scatto notevole: il brolo merita ulteriori analisi, specie se congiunte come quelle che hanno dato questo sorprendente risultato”.

 

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In definitiva, una esperienza assolutamente positiva, sia per i partecipanti, sia per i ragazzi del gruppo IdP che sebbene provati dopo due notturne in due notti consecutive, si dicono soddisfatti dell’affluenza, dei risultati, e di come un’analisi tecnica e scientifica possa portare a questi risultati.

 

Notte Paranormale in Delizia

Il gruppo di Ricerca Scientifica IdP Melegnano saranno ospiti delle Delizia e illustreranno i lavori svolti all’interno del castello e i risultati emersi.
Dalle ore 19.30 sarà possibile degustare un gustoso apericena a buffet preparato da La Campanella.

Ricordiamo che per il buffet è obbligatoria la prenotazione entro lunedì 11 aprile

Per info e prenotazioni
cel 335236673 – 3473673623
verginese@atlantide.net

info@idpmelegnano.it

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Notte Paranormale – Castello di Vigoleno, Maggio 2015

Il Borgo di Vigoleno

 

Dopo il successo della precedente Notte Paranormale gli IdP di Melegnano sono tornati al Castello di Vigoleno per un nuovo appuntamento notturno.

Borgo di Vigoleno Vernasca, ore 21: tutto è pronto per la visita guidata notturna che unisce storia, leggenda e scienza, e vuole esporre le tecniche, gli strumenti, le modalità operative e le analisi dei risultati ottenuti dal Team durante l’indagine notturna del 14 Febbraio 2015 e nei suoi anni di ricerca.

Intenso l’interesse da parte del pubblico, il quale assiste ed interagisce alle spiegazioni e alle analisi che i tecnici dei Dipartimenti Techne e Poluphemus mostrano, coinvolgendo anche membri del Dipartimento Iside.

Ancora una volta, fino a tarda notte, il bellissimo Borgo di Vigoleno è stato teatro di un evento di Ricerca scientifica priva di artefatti, che mostra nel dettaglio tecnicismi ed analisi.

 

Seguono gli scatti della serata.

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Notte Paranormale – Castello di Vigoleno

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Bellissima serata all’ insegna della ricerca tecnica, scientifica all’ interno del castello di Vigoleno.

 

Vernasca ore 21, un evento in notturna per gli IdP di Melegnano che hanno intrattenuto il pubblico accorso numeroso alla manifestazione.

Il programma prevedeva la proiezione dell’ ultimo documentario del gruppo girato a Messina e che trattava i miti e le leggende di Capo Peloro e successivamente l’apertura del mastio a chi per una notte ha deciso di conoscere la storia e i lavori del team che precedentemente aveva studiato gli ambienti del maniero.

Nutrito il pubblico che ha interagito con i ragazzi di IdP seguendo attentamente le spiegazioni tecniche e le analisi ambientali svolte nel mese di Luglio all’interno della torre.

Fino alle ore 2.30 del mattino il Borgo ha dato spazio ad una manifestazione sicuramente insolita ma sicuramente interessante che ha sfatato fantasmi e affini puntando sulle anomalie ambientali e sui fenomeni paranormali intesi come eventi non scientificamente provati.

 

Seguono gli scatti della serata

Castello di Rivalta – Notturna

Interessante analisi e studio all’ interno del castello di Rivalta.

Dopo l’evento del 2 novembre verranno pubblicati i risultati della notturna avvenuta sabato 20 settembre dallo staff di IdP e dai vari dipartimenti di ricerca.

Di seguito gli scatti del fotografo Simone Tugnoli.

Castello di Vigoleno

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Nell’ultima notturna di studio prima delle vacanze estive il castello di Vigoleno ci ha visti protagonisti nelle nostre misurazioni per confermare o smascherare presunti fenomeni paranormali. Sabato 12 Luglio il team si è recato a Vernasca in provincia di Piacenza per ultimare i lavori e gli studi presso il bellissimo borgo medievale di Vigoleno. Il castello non racconta storie di fantasmi e presenze ma avendo la possibilità di poter trascorrere la notte per i nostri studi abbiamo voluto comunque lavorare all’ interno dello stesso.  

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Il castello di Vigoleno è un imponente complesso fortificato della provincia di Piacenza sul confine con quella di Parma, nel comune di Vernasca. Posto sul crinale tra la valle dell’Ongina e quella dello Stirone su un rilievo di non elevata altezza domina le colline circostanti. Pervenutoci fortunatamente intatto in tutte le sue parti è un esempio di borgo fortificato medievale di particolare bellezza.

 

La sua fondazione risale al X secolo ma la prima data documentata è il 1141 quando era avamposto, sulla strada per Parma, del Comune di Piacenza. Il possesso passò per molte mani, principalmente fu della famiglia Scotti, vide i Pallavicino, Piccinino, Farnese, e venne più volte distrutto e ricostruito.

 

Nel 1922 la principessa Ruspoli Gramont lo fece restaurare e ne fece sede di incontri mondani, passarono tra le sue mura Gabriele D’Annunzio, l’attore Douglas Fairbanks, Max Ernst, Alexandre lacovleff, Jean Cocteau, la diva del cinema Mary Pickford, la scrittriceElsa Maxwell, il pianista Arthur Rubinstein. Nei primi anni’80 fu teatro di parte delle riprese del film Lady Hawke di Richard Donner con Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer.

 

Il borgo è completamente circondato dalla cinta muraria merlata che è interamente percorribile sull’antico cammino di ronda. Ha un unico accesso attraverso un rivellino, dalla particolare forma tondeggiante, che proteggeva il vero portale d’ingresso. Il cuore del borgo è la piazza, con fontana centrale, su cui si affacciano: il mastio, la parte residenziale del castello, l’oratorio e la cisterna. Il paese prosegue con un piccolo gruppo di case strette intorno alla pieve di San Giorgio. Sul lato est, tra le abitazioni e le mura si trova un giardino.

 

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I risultati ( qualora ce ne fossero ) verranno illustrati durante l’evento del 4 Ottobre dove per l’ intera notte il castello resterà aperto al pubblico in un tour insolito tra storia e scienza.

Coming soon…

 REPORT FOTOGRAFICO

Castello di Roccabianca

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  • Il Castello di Roccabianca fu costruito attorno alla metà del ‘400 per l’amata Bianca Pellegrini dal Magnifico PierMaria Rossi

    Recenti restauri hanno messo in evidenza pregevoli decori a fresco, stemmi araldici nel porticato antistante la famosa Camera di Griselda con la ricostruzione moderna del ciclo pittorico ispirato alla centesima novella del Boccaccio

    Il Castello ospita il Museo della Distilleria.

 

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  • Realizzato da Pier Maria Rossi per l”amata Bianca Pellegrini alla metà del XV secolo, passò subito dopo ai Pallavicino e, più tardi, ai RangoniNel 1831 il Castello di Roccabianca viene avocato da Maria Luigia alla Camera Ducale. Sovrastano la struttura del Castello, possente e quadrata, il mastio due torri angolariGli interventi di restauro condotti nelle sale dei Feudi, dei Paesaggi, dei Quattro Elementi e nella sala Rangoni, hanno messo in evidenza un notevole apparato di decorazioni.IMG_8335

 

Durante la notte del 24 Giugno 2014 il gruppo IdP ha effettuato un indagine di bonifica ambientale all’interno della struttura ospitante.

Il team composto da : Angelo Adam Cannella, Giuseppe Acunzo, Simone Tugnoli, Francesca Bragalanti, Morena Volpi, Fabio Beltrami e Carla Pellegrini hanno scandagliato per intero il maniero alla ricerca di anomalie ambientali riconducibili alla sfera “paranormale”.

Interessanti registrazioni avvenute alle prime luci dell’alba sono in fase di studio da parte del dipartimento Techne con riferimento all’ Ing. Giuseppe Acunzo che sta ancora oggi analizzando i file di riferimento che sembrano avere delle anomalie di notevole rilevanza.

 

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Giusepe Acunzo – Ing. del suono ( presso UM di Roma ) 

 

Infatti, tra le 5.00 e le 7.00 nelle registrazioni ambientali all’ interno di una delle stanze del castello sono presenti dei rumori molto singolari.

L’ala interessata alle registrazioni sita a piano terra sotto i saloni ha riservato del materiale che riprenderebbe dei suoni,rumori e voci ( da confermare ) che presto verranno pubblicate con relativa analisi scientifica.

 

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Interessanti restano anche gli scorci di panorama e le stupende sale del castello di Roccabianca che nulla hanno a che vedere con il nostro settore di ricerca ma che racchiudono storia e costumi di un territorio come L’Emilia Romagna, ricco di fascino e mistero.

 

REPORT FOTOGRAFICO

Coming soon… 

Film Documentario Castello di Rivalta

Dopo la “prima” del film/documentario al Castello di Rivalta siamo lieti di pubblicare il nostro lavoro svolto all’ interno della struttura.

Il Castello di Rivalta si trova in provincia di Piacenza ed è un gioiello prezioso della Val Trebbia, una tra le più belle aree paesaggistiche dell’Emilia Romagna. Attualmente proprietà della famiglia dei Conti Zanardi Landi(che risiedono ancora oggi dentro  il castello), è tra i più importanti e interessanti dell’Emilia occidentale. Ai suoi piedi è l’antico Borgo murato di Rivalta, splendidamente conservato.

IL CASTELLO – SALE E AMBIENTI

Il Castello di Rivalta è ricco di testimonianze storiche che è possibile ammirare nelle sale adibite ad area museale con armi antiche e moderne, bandiere, dipinti e oggetti rari.

La visita è guidata (in quanto il castello è privato) comprende: facciata, cortile, salone d’onore, sala da pranzo, cucina, cantina, prigioni, camera verde, camera rossa,area museale (composta da sala armi dedicata alla battaglia di Lepanto, sala delle esplorazioni ed arte sacra ed infine museo delle divise) , galleria con fuga dei salotti e sala del biliardo
L’ampio salone d’onore quattrocentesco con soffitto a cassettoni dipinti, detto anche Sala da Ballo o Salone di Giustizia, era il luogo dove si svolgeva la vita pubblica, si discutevano questioni giuridiche, si esercitava il potere sul contado.

Un camino monumentale in arenaria impreziosisce l’ambiente, lungo 25 metri e dominato dallo stemma della famiglia Landi. La sala da pranzo è in stile Luigi XVI; fu decorata in epoca tardo-neoclassica ed è tuttora utilizzata. Sono presenti alcuni dipinti, diversi utensili appartenuti a epoche passate, piatti inglesi e altri oggetti rari.
La Camera Verde, per gli ospiti illustri, è dotata di un letto in legno intagliato e di comodini risalenti al ’600. Il pregevole quadro con la Madonna, il Bambino e San Giovannino è stato dipinto, verso la fine del ’500, dal pittore parmigiano Girolamo Bedoli Mazzola, cugino del più famoso Parmigianino.

La Camera Rossa o del Falcone è caratterizzata da una volta a crociera e arredata da un letto a baldacchino in damasco rosso. Un dipinto di Francesco Monti, detto il Brescianino, arricchisce la Camera. Il pittore vi raffigurò lo Sbarco di Onorio Scotti a Cipro, episodio di poco antecedente alla battaglia di Lepanto (1571), nella quale gli Scotti da Sarmato, estinti nel 1800 nella famiglia Zanardi Landi, affiancarono le vittoriose navi veneziane armando tre galere. La Camera da letto Blu, per il colore delle tappezzerie, fa parte degli appartamenti privati.

Al pianterreno v’è la settecentesca Sala del Biliardo. Sul soffitto si distende un ovale entro cui sono rappresentati Cerere, dea dell’agricoltura e della fertilità e Bacco, dio dell’ebbrezza. Sopraporta e soffitto sono opera del vogherese Paolo Borroni, ricordato tra l’altro come vincitore del concorso di pittura internazionale bandito dall’Accademia di Parma nel 1771, al quale prese parte anche Goya, che però ottenne solo il secondo premio.
La piccola Cappella di famiglia è decorata con fregi barocchi e caratterizzata dal presepe napoletano. La cosiddetta Sala delle Testine o Biblioteca è rivestita di antiche incisioni, raffiguranti i maggiori pittori italiani ed europei.

Tra gli altri ambienti di particolare interesse, la Galleria, il Salotto Rosso al pianoterra, la Sala della Musica.
Si scende poi negli spazi sotterranei, giungendo alla cantina con il grande torchio da vino di epoca seicentesca e il suo peso in granito. L’ambiente è lungo oltre 30 metri e servì fino al ’400 come scuderia. Il luogo è utilizzato per l’invecchiamento del Gutturnio della Riserva del Conte, che avviene entro botti francesi in rovere. Nelle vicinanze si trovano le Prigioni, cinque anguste celle di rigore, che in casi d’assedio venivano utilizzate per conservare le vettovaglie.

LA TORRE

Alla torre con il torresino si accede grazie a una scala a chiocciola. La prima domina l’intero complesso del castello, la pianura circostante e il greto del fiume. Salendo la scala a chiocciola si incontra una piccola sala con al centro un pozzo: è il “Pozzo del taglio”, così chiamato perché ha sul fondo una serie di lame per la tortura del malcapitato che ivi veniva gettato.

Ma questo, profondo circa 60 metri, veniva utilizzato anche per issare con le carrucole le munizioni per i cannoni e tutto quanto servisse alla difesa del castello in caso di assedio. La torre fu dipinta da Giovanni Paolo Panini in un quadro oggi esposto al Museo Statale di Kassel in Germania.


L’area museale: la sala armi dedicata alla battaglia di Lepanto, il museo delle divise e quello delle esplorazioni ed arte sacra

Lo scalone del ’700 a cui si accede dal cortile del castello porta al piano superiore, dove sono presenti alcuni ambienti adibiti a museo. Nella grande Sala delle Armi sono conservati elmi, armi antiche e moderne e tre bandiere con gli stemmi degli Scotti di Sarmato, issate sui pennoni delle navi cristiane che parteciparono alla Battaglia di Lepanto (1571), in cui i cristiani sconfissero gloriosamente i turchi.
Sulle tre bandiere sono dipinti il leone, personificazione di Venezia, la Madonna con Bambino, protettrice in battaglia, e lo stemma di Casa Scotti affiancato dall’immagine di un pellicano che si lacera il petto con il becco per nutrire i propri piccoli, simbolo della carità eucaristica.

Qui si trovano anche parecchi oggetti esotici raccolti dall’esploratore Ermanno Stradelli, alla fine del secolo scorso in Amazzonia. Stradelli, nato a Borgotaro ma di origine piacentina, vissuto tra il 1852 e il 1925, trascorse ben 43 anni in Amazzonia.

La sala espone inoltre diverse armi, tra cui una raccolta di pugnali, mazze ferrate, piccole pistole da borsetta e un grosso fucile del ’500. Accanto a una mezza armatura che consentiva al cavaliere una certa libertà di movimento, trova posto un’armatura intera, risalente al XVI secolo, pesante circa 40 chili, dotata di particolari spuntoni utili al cavaliere a rialzarsi in caso di caduta.

Vi sono anche preziose monete d’oro e d’argento battute dalla zecca dello Stato Landi ai tempi di Federico Landi, principe di Bardi e Compiano, morto nel 1633.

Ultimo museo è quello del costume militare (contenente novanta divise dagli antichi stati preunitari alla seconda guerra mondiale)

L’ ARCHITETTURA

La planimetria è quadrangolare. Un’elegante torre cilindrica quattrocentesca sovrasta l’intero complesso portando sulla sommità un torresino: torretta di dimensioni minori. Alla seconda metà del ’400 risalgono alcuni degli interventi più profondi sulla sua struttura.
In questo periodo il conte Manfredo Landi riadatta la rocca preesistente in funzione militare, contestualmente allo sviluppo dell’artiglieria. Forse fu l’architetto Solari – noto per aver ristrutturato il Cremlino a Mosca – a occuparsi della ristrutturazione del castello, per renderlo adatto alle nuove esigenze militari una volta entrate in funzione le armi da fuoco.

Il castello viene trasformato anche in una fastosa residenza. L’edificio è ampliato con la costruzione di un palazzo articolato attorno a un elegantissimo cortile. Lo spazio è scandito dall’intervallo irregolare delle colonne del porticato e del loggiato, di cui è stato modificato un lato nel ’700 cambiando l’ordine delle finestre.

Il cortile presenta una decorazione particolarmente ricca che ne accresce la funzione rappresentativa. Vi si trovano fregi in cotto, capitelli, cornici e medaglioni entro i quali si inscrivono i ritratti degli esponenti di Casa Landi e gli stemmi delle famiglie imparentate.
Le ulteriori modifiche intraprese nel 1780 dal marchese Giuseppe Landi rivestono l’edificio dell’eleganza di una villa residenziale. La facciata, del ’700, è definita da elementi neoclassici, come il timpano triangolare, e dalla scritta Svevo sanguine læta (“Allietato dal sangue svevo”), a ricordo del legame stretto nel XIII tra la famiglia Landi e la potente casata imperiale di Svevia.  Allo stesso periodo risale lo scalone che conduce al piano superiore.

Oggi il castello di Rivalta è divenuto una sontuosa residenza che annovera tra gli ospiti i componenti della famiglia reale d’Inghilterra nelle loro visite in Italia. Attualmente si compone di circa cinquanta ambienti: una parte aperta al pubblico e una destinata ad abitazione privata.

LA STORIA

Il nome Rivalta ha la sua origine nell’antichissima Ripa Alta, nelle cui vicinanze si sarebbe combattuta, nel 218 a.C., la battaglia sul Trebbia fra le truppe cartaginesi di Annibale e le legioni romane. Dopo la caduta dell’Impero Romano, il territorio di Rivalta diviene forse arimannia longobarda e quindi caposaldo franco. Le prime notizie certe sull’esistenza del castello risalgono a un atto d’acquisto del 1025.
Nel 1048 l’Imperatore Enrico III ne dona una parte al monastero di San Savino di Piacenza, retto da monaci benedettini; trent’anni dopo anche il resto del complesso passa al monastero. Poi nel XII secolo Rivalta è sotto la giurisdizione della famiglia Malaspina.

All’inizio del Duecento il castello appartiene alla famiglia dei Ripalta. Nel corso del secolo, Stato Pontificio e Impero si contendono feudi e città. Nel 1255 Oberto Pallavicino, podestà di Piacenza e ghibellino, ordina la distruzione di Rivalta. In quest’epoca, signore del Borgo e del feudo è Obizzo Landi, che lo aveva acquistato dai Ripalta. Da quel momento ad oggi, il castello è sempre appartenuto – con brevi interruzioni – alla famiglia Landi, seppure di rami differenti.

Obizzo Landi è inizialmente in rapporti di amicizia con Galeazzo Visconti, ma nel 1322 la situazione muta radicalmente. Secondo una leggenda ripresa alla fine dell’Ottocento da Luigi Marzolini nel romanzo Bianchina Landi, ossia la cacciata di Galeazzo Visconti da Piacenza: Racconto storico del secolo 14, non furono ragioni politiche quelle che indussero Obizzo Landi a schierarsi contro Galeazzo Visconti.

Infatti quest’ultimo, innamoratosi di Bianchina, la bellissima moglie di Obizzo, aveva cercato di sedurla invitandola al suo palazzo, ma lei, donna saggia e fedele, rivelò ogni cosa al marito il quale non esitò a schierarsi contro l’amico traditore. Galeazzo allora, offeso e umiliato, riunito un possente esercito assedia le mura del Castello di Rivalta. Dopo undici estenuanti settimane, gli assediati sono costretti alla resa. Obizzo fugge verso Asti dove, messo da parte l’orgoglio ghibellino, si offre come condottiero delle truppe del cardinale Bertrando del Poggetto, che mira a conquistare Piacenza.

Nel 1322 entra trionfante in città, sopraffacendo e scacciando Galeazzo Visconti; viene così eletto rettore di Piacenza dal cardinale. Morirà poi nel 1328. Obizzo e Bianchina ebbero tre figli. Il più giovane morì in un’imboscata, perciò il castello passa alle due sorelle e ai rispettivi mariti Pietro Zanardi Landi e Galvano Landi. Questi si contesero a lungo l’eredità, finché non ne divenne proprietario Galvano III Landi. La rivalità tra i due dà origine alla leggenda del fantasma del castello, poiché la vicenda terminò con un assassinio.

Nel 1412 Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, conferma a Manfredo Landi l’investitura del feudo di Rivalta con il titolo di conte.
Nel 1515 Re Luigi XII di Francia, allora Duca di Milano, concede a Corrado Landi la facoltà di tenere, a vantaggio delle popolazioni locali, il mercato a Rivalta che accresce sensibilmente lo sviluppo del Borgo.

Nel 1682, con l’estinzione del ramo principesco dei Landi, questi devono cedere a Ranuccio II Farnese i feudi di Bardi e Compiano e poco dopo rinunciare anche ai diritti per il controllo sulle acque del Trebbia, ottenendo in cambio il meno redditizio marchesato di Gambaro nella Val Nure. Tra gli altri fatti bellici che interessano la località, si ricorda l’assedio del 1636 da parte di 6.000 spagnoli, agli ordini del generale Gil De Has. Rivalta viene saccheggiata anche dai soldati tedeschi del generale Berenklau nel 1746, e ancora nel 1799 dai francesi del generale napoleonico Mac Donald.

Nel 1808, con la morte del marchese Giuseppe Landi si estingue il ramo dei Landi conti di Rivalta e marchesi di Gambaro. Il castello passa ai Landi conti delle Caselle, marchesi di Chiavenna. Nel 1895 il Castello e il Borgo vengono acquistati dal conte Carlo Zanardi Landi di Veano, discendente di Pietro Zanardi Landi, uno dei contendenti nelle liti di divisione nel XIV secolo.

Ai conti Zanardi Landi, attuali proprietari del castello, si devono il restauro sistematico e la valorizzazione del complesso.

Report fotografico

L’ invisibile si mostra…

Nell’ anno 2012 nel mese di Febbraio il gruppo IdP Melegnano si è recato presso un castello in Emilia Romagna. Durante la notturna è stata effettuata una fotografia sul mastio che ha riservato una sorpresa sensazionale in post elaborazione.

 

La foto è stata scattata dall socio Lia Rossi tramite una compatta Ir, la Easypix ( Lens: F/3.2 f = 5.235mm – Resolution: 12 MP: 4032×3024, 5 MP: 2592×1944, 3 MP: 2048×1536, 1.3 MP: 1280×960 – effective range of night vision mode: 2 meters Monochrome – Focus range: macro 20cm, 1.2m ~ infinity Normal, Night Vision 1.2 m – infinite ).

Durante la salita della scalinata la stessa ha percepito la presenza di qualcuno alle sue spalle e credendo ci fosse un membro del gruppo partecipante all’ indagine e non vedendo nessuno ha deciso di effettuare lo scatto.

La foto che viene immortalata dalla fotocamera è impressionante.

Riportiamo di seguito la foto e l’elaborazione effettuata da un professionista nel campo fotografico : Antonio Maria Dettori.

( Biografia : nato nel 1978, si occupa di fotografia dall’età di 6 anni,dal 1999 si interessa di fotografia nel campo del non visibile e nella ricerca e classificazione di fenomenologie paranormali, dal 2002 al 2006 collabora nel campo della ricerca con il gruppo speleologico cavità Cagliaritane del giornalista Marcello Polastri, dal 2006 si occupa dello studio fotografico di extra ripresi in monofrequenze) .

L’ ANALISI

Sull’immagine che mi hai inviato, puoi notare un’esaltazione al massimo della definizione in cui si evidenzia una figura antropomorfa, semi curva, di cui si possono distinguere gambe, tronco e testa….le gambe hanno dei punti di assorbimento di frequenza IR, in particolare sulla rotula destra (gamba sinistra per chi guarda l’immagine), il tronco, in parziale formazione, sembra evidenziare la presenza di costole, mentre per la testa, si distingue la forma netta di un cranio. La figura ripresa presenta una sua tridimensionalità ,una dimensione proporzionata al contesto in cui è stata ripresa e appare in procinto di spingersi nella direzione di chi ha scattato.

 Il filtraggio SMF rileva i punti di pixel puri con maggior riflessione IR, si può notare che la figura emette in alcuni zone una colorazione rossa molto simile ai punti di maggior emissione rilevati dalla presenza dei led IR ai lati dell’immagine.

Il filtraggio RXD rileva i punti di assorbimento IR in monobanda, si può notare come la figura risalti da ogni filtraggio. La figura, ripresa in infrarosso, si presenta coerente con le fattezze antropologiche umane,quel che sconcerta  rimane il fatto che si presenti in alcune zone in forma scheletrica, a mio giudizio un’immagine altamente significativa nel campo della ricerca.

 

Nella stessa location avevamo effettuato un pre sopralluogo per valutare e capire quale strumentazione si doveva adoperare durante la notturna e in quale stanze posizionarle. In una in particolare la sensitiva Morena Volpi in forza allo staff soffermatasi in una stanza in particolare aveva chiesto alla nostra socia Rossana Somenzi di scattare una foto alla porta di fronte. La foto è stata scattata con la stessa fotocamera di Lia Rossi, Easypix.

Anche questo scatto risulterà in post elaborazione uno scatto sensazionale.

Riportiamo di seguito l’analisi di Antonio Maria Dettori:

 

Dopo l’esaltazione emerge una forma relativa ad un piccolo volto, successivamente evidenziato in dettaglio, si notano delle fattezze umane che emergono dallo scuro del fondo, un volto che sembra assorbire frequenza IR.

Nei filtraggi MF e RXC potrai notare lo stacco dei pixel a emissione IR, e il dettaglio del volto formatosi.
Anche questo, come il precedente scatto risulta di notevole interesse per la ricerca e lo studio del luogo in cui è stato ripreso.
Sperando di esserti stato utile, ti porgo i miei più cordiali saluti.
 Antonio Maria Dettori.
Non voglio aggiungere altro alle foto che state guardando.
A voi l’ interpretazione e la lettura delle stesse.
Angelo Adam Cannella
Presidente Fondatore IdP Melegnano