Resti della Real Cittadella spagnola (1679)

Anche nel periodo dedicato alle ferie il gruppo IdP Melegnano trae spunto per ritagliare del tempo alla scoperta di luoghi non solo misteriosi ma anche storici.

Di seguito riporto storia e tradizioni della ormai città perduta denominata Real Cittadella – Messina

La cittadella fu costruita nell’ambito del potenziamento delle difese da parte del governo spagnolo.   

La Sicilia continuava a costituire un punto strategico all’interno dello scenario politico-militare e si rese necessario proteggerla in maniera adeguata: le nuove strutture difensive dovevano essere in grado di contrastare in primis attacchi nemici, ma anche eventuali ribellioni nella città; Messina in particolare occupava un posto di primo piano in questo programma di potenziamento.
L’incarico di costruire la Cittadella venne affidato dal Vicerè fiammingo Principe di Ligne a Carlo de Grunembergh nel 1679, appena dopo il ritorno degli spagnoli a Messina; i lavori procedettero speditamente e già nel 1682 erano praticamente terminati. Fu definita in duplice modo: “eterno freno dei malcontenti” dai sostenitori borbonici e “infame” dal popolo messinese. Riconosciuta come simbolo della dinastia borbonica, riuscì a sopravvivere oltre l’Unità d’Italia fra continue richieste di demolizione. Solo dopo il terremoto del 1908 venne in parte rasa al suolo.
La Cittadella, una delle fortezze più importanti del Mediterraneo, fu concepita per integrare le altre fortificazioni di epoca rinascimentale, infatti mancava una fortezza indipendente dalla città e in grado di coprire la zona tradizionalmente più vulnerabile agli attacchi dallo Stretto; in particolare Forte Gonzaga era troppo distante dal mare, e Rocca Guefonia era addirittura inglobata nelle mura.

Grunembergh adottò una pianta pentagonale con baluardi a punta di freccia e inserì la struttura alla radice della zona falcata, in modo da poterla isolare dalla terraferma mediante l’uso di canali che sfruttavano le maree e le correnti dello Stretto. La struttura era rinforzata da falsebraghe, rivellini e controguardie; più di cento cannoniere presidiavano l’intero perimetro (che misurava circa 3,5km!!) consentendo una difesa pressochè completa e una copertura di tiro in tutte le direzioni.
Come già accennato, questa colossale macchina da guerra svolgeva la duplice funzione di difesa dagli attacchi lato mare , ma costituiva anche un metodo di repressione delle ribellioni in città come nel caso della rivolta antispagnola del 1848, quando sia i cannoni della Cittadella che quelli delle navi tirarono sulla città per sedare i rivoltosi. Fra l’altro questo episodio valse al Re Ferdinando II il poco invidiabile nomignolo di “Re Bomba”, coniato spregiativamente dai filo-sabaudi.

Di questa controversa opera, al contrario di quanto si possa pensare, ne esistono ancora circa 3/5, la maggior parte dei quali risulta interrata; sono visibili brandelli di mura perimetrali e ampi locali interni, oltre a due dei cinque baluardi originari: i bastioni  S.Diego e S.Stefano. Alle demolizione è scampata Porta Grazia, una monumentale porta che è stata smontata e ricomposta presso piazza Casa Pia, dove è ridotta a mero elemento di arredo urbano!